Post del Comitato Direttivo

L’Unione Europea e il suo rafforzamento non piacciono al Governo Meloni

Marzo 20, 2025

È evidente che si possono leggere in un dibattito parlamentare nazionale dove si discute di scelte da compiere sul piano europeo, a maggior ragione se si guida il Governo e si è alla vigilia del Consiglio di Bruxelles, alcuni passi del Manifesto di Ventotene. Ed è evidente che quei passi li si può, per ragioni tattiche di convenienza politica, deliberatamente isolare dal “contesto” nel quale quel prezioso e per molti aspetti utopistico documento è stato concepito affinché, come è noto, si potesse perseguire, dopo i disastri del secondo conflitto mondiale allora ancora in atto, l’idea di uno Stato europeo federato che si lasciasse alle spalle qualsiasi impulso nazionalistico. Come in effetti era stato sino ad allora. Lo si può fare appunto se si ha in mente di spingere in direzione opposta alla prospettiva eurounitaria per ragioni di collocazione para-ideologica nello scacchiere internazionale soprattutto dopo l’elezione di Trump che peraltro irride al peso specifico dell’Unione Europea. Si potrebbe persino e molto banalmente non condividere la prospettiva “spinta” dell’integrazione europea che sfoci in uno Stato federale e si potrebbe essere insoddisfatti dello “stato dell’arte” nel quale versa l’Unione Europea e dunque trovare più di una ragione per criticare aspramente le politiche e le scelte su questioni cruciali quali quelle che attengono alle misure pro Ucraina o alle spese militari da incrementare nel contesto noto nel quale si ventila esplicitamente un disimpegno statunitense a difesa dei Paesi europei. Quello che di sicuro non è lecito fare ed è perciò penoso se questa viene presentata come la sprezzante posizione espressa dall’Italia in vista di cruciali passaggi della vita istituzionale dell’Unione è dubitare, qui ora e adesso, della preoccupazione profondamente democratica sottesa alla strada indicata dal Manifesto di Ventotene. Esso come è noto ha rappresentato e rappresenta un sentiero forse non agevole da percorrere sino in fondo ma che ci ha consentito e consente mano a mano che lo si percorre di lasciarsi alle spalle, definitivamente, le macerie prodotte da una concezione autoritaria dello Stato nazionale che nel nostro Continente abbiamo drammaticamente sperimentato per un lungo lasso di tempo. L’obiettivo del Manifesto era proprio questo suggerire ai popoli europei un porto sicuro nel quale non potesse più attraccare lo Stato totalitario senza né diritti né divisione dei poteri tra organi che svolgono distinte funzioni sovrane, affidato ad un capo carismatico chiamato ad interpretare in solitudine il bene supremo della Nazione. Un obiettivo, in effetti, allora come ora rivoluzionario.

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